Riflessione post voto
Io voglio parlare di Europa, perché l’Italia è una potenza europea e in tale quadro va considerata. Lo scivolamento a destra dei partiti rappresentati in Europa e la relativa scomparsa dei socialisti è in ogni caso controbilanciata da una forte presenza dei Verdi che in queste elezioni, ovviamente all’estero, hanno saputo tener banco con tutti quei temi spesso dimenticati in Italia.
Io sono stata portavoce dei Verdi Europei e ciò che ho sempre constatato è l’avanzamento ad ogni elezione dei Verdi nord europei, mentre i Verdi del sud e mediterranei non hanno mai saputo mettere a frutto le grandi risorse dell’ambientalismo e dell’ecologismo.
Il grande risultato di Dany Cohen Bendit, che molti hanno citato come esempio da seguire, è il frutto di un anno di lavoro nel quale, a confronto del nostro mese e mezzo, ha saputo creare consenso nel mondo della sinistra e dei verdi. Infatti il 3.1% è un ottimo risultato se consideriamo di essere stati ignorati completamente dalle televisioni e dai giornali, tutti i nostri candidati hanno attraversato in lungo e in largo l’Italia e il risultato è merito della loro campagna elettorale porta a porta.
Nichi Vendola ha parlato di cantiere aperto e di volontà di andare avanti: parole che condivido pienamente e che spero al congresso possano essere accettate da tutti i verdi. Continuare da soli sarebbe un suicidio, mantenere la propria identità dentro un soggetto a sinistra credo sia l’unica strada per ricostruire una vera opposizione.
La convinzione dell’autosufficienza non ha giovato al PD e non gioverà assolutamente neppure ai Verdi. Lo ha pienamente dimostrato Dany Cohen Bendit in Francia: solo una sinistra ambientalista ci può salvare da questo oblio.
Dunque ciò che posso dire a 48 ore dalle elezioni è solamente di andare avanti. Quasi un milione di italiani ha creduto in noi, dopo che il PD e la PDL con la soglia al 4% ci ha impedito di rappresentarli in Europa, noi vogliamo impedirgli di avere un progetto in cui credere?
Grazia.
Paolo Arena said:
A questo punto è evidente: in questi anni fatti di centri commerciali ed automobili bi-fuel, di lenticchie biologiche e parabole satellitari, di veline e disoccupati, in Europa non conta più il vecchio valore illuministico dell’essere aperti a nuove forme culturali, valore che tra l’altro ha promosso la nascita e lo sviluppo dell’ Unione Europea, ma siamo tornati piuttosto al romanticismo, forca in pugno, pronti a difendere le nostre sovranità nazionali. Ma mi chiedo: è questo lo spirito storico dell’Unione? La civiltà europea non è forse anche il frutto di secoli di influenze esterne e di successive rielaborazioni interne? Temiamo forse di non essere più capaci di “rielaborare”? L’Europa non è forse immersa nel Mediterraneo più che nell’Atlantico?
A prescindere da tutto ciò, in Italia il voto alle elezioni europee impone alcune riflessioni di ambito nazionale.
1. Il governo attuale in Italia (Popolo della Libertà + Lega Nord) è al 45% dei consensi, in netta minoranza nel Paese; il sistema elettorale valido per le Politiche consente però alle minoranze di essere maggioranze, se la maggioranza è divisa, perciò nessuno pare interessarsene.
2. Gli Italiani non vogliono il bi-partitismo, o bianchi o neri: ben il 40% degli elettori, infatti, hanno voluto fare scelte esterne ai due partiti di stampo maggioritario (PDL e Partito Democratico), votando il 25% per Lega, IDV ed Unione di Centro, mentre il rimanente 15% per “altri”.
3. Il vero terzo partito (15%) in queste Europee - sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 4% - può essere considerato quello degli “esclusi”: più di 4,2 milioni di Italiani hanno correttamente votato ma non sono rappresentati in UE a causa dello sbarramento introdotto meno di due mesi fa da PDL e PD; è giusto?
4. Sono sempre più convinto che in Italia, non volendo proprio tornare alla “partitocrazia” degli anni Ottanta, piuttosto che il verso il bi-polarismo, sarebbe più naturale un’evoluzione e semplificazione verso il “tri-polarismo” con
_ un polo sociale, verde e laico,
_ un polo cattolico e conservatore,
_ un polo liberale e nazionale.
In questa semplificazione (che può comunque rivolgersi alle tanto sospirate riforme istituzionali anche per mezzo di maggioranze allargate) tutti i partiti potrebbero trovare una loro coerente posizione, ad esclusione, forse, della sola Italia dei Valori, un movimento (liberale e giustizialista, quindi non esattamente di sinistra) che è figlio proprio di questo lungo momento di crisi istituzionale e di empasse politica (la “casta”, le coalizioni incoerenti, i conflitti di interesse, la riforma della giustizia).
5. La Sinistra italiana (partiti comunisti e Verdi) potrebbe raggiungere, se debitamente unita e riformata, anche il 9% dell’elettorato (oggi è al 6,5%), arrivando a lottare per essere realisticamente la quarta forza politica nazionale, se non la terza (la Lega Nord è al 10,2%, l’IDV all’8%).
6. Perchè il Centro-sinistra possa aspirare a formare una coalizione sufficientemente coerente ed interessante (ma certo, questo dipende dai punti di vista) che vada da Vendola a D’Alema, da Diliberto alla Bonino, dalla Bindi alla Francescato, deve augurarsi la nascita del nuovo Partito della Nazione, formato da centristi e cattolici assorbiti anche da PD e PDL. Potrebbe così formarsi a sinistra una coalizione che oggi, sulla base delle europee, ruoterebbe intorno al 31% dei voti, valore molto appetitoso se inserito in un sistema “tri-polare”, qual è quello che si avrebbe, appunto, con lo sviluppo del nuovo partito centrista.
Il risultato delle votazioni per il Parlamento europeo, quindi, se visto in chiave nazionale, non è stato in assoluto una sconfitta per la Sinistra. I voti ci sono: il risultato elettorale evidenzia, infatti, che di riflesso alla creazione del nuovo partito di Centro e valorizzando in primo luogo il principio della laicità dello Stato, è possibile creare, al di qua di Enrico Letta, una forte coalizione che troverebbe sulla propria strada importantissime riforme sociali e civili da attuare. Magari non oggi, ma fra quattro anni sì.
p.a.
renzo scarponi said:
credo proprio che da soli non si va da nessuna parte ma una maggiore autonomia, da tutti, vedasi Italia dei Valori e UdC potrebbe far emergere con maggior forza le tematiche ambientaliste ed avere maggiore visibilità tra la gente, poi le alleanze con chi ci è più affine sono un’altra cosa.
Enrico86 said:
<>
Questa è la linea da seguire!! Andiamo avanti!
Rigitans' said:
innanzitutto mi permetto di dire che è poco corretto che un portavoce forzi la mano dicendo che i verdi devono entrare in sinistra e libertà quando prima delle elezioni il 40% dei delegati ha espressamente detto che avrebbe partecipato come cartello e non come progetto politico di fusione. la democrazia non è un opinione e se i verdi non raccolgono piu’ consensi forse è anche perchè l’attuale classe dirigente non ha ben chiaro il concetto di democrazia.
detto questo paragonare sinistra e libertà a europe e cologie è fuorviante.
innanzitutto grazia lo hai detto tu, cohn bendit ha lavorato per un anno ad un progetto in cui credeva, sinistra e libertà è nata solo dopo la certezza dello sbarramento del 4%, e quindi quale è il progetto?
europe ecologie raccoglie gli ecologisti e il mondod ella sinistra post ideologica, sinistra e libertà raccoglie socialisti e comunisti non identitari.
in europa l ecologismo avanza, oltre ai classici paesi dove si sono rafforzati(germania, svezia, olanda, belgio etc) ci sono ora francia, regno unito, grecia), in italia sparisce, soprattutto alle amministrative e questa la ritengo la cosa piu grave per il movimento verde, nato dalle liste locali nel territorio.
l unica salvezza è cambiare classe dirigente, ringiovanirla, cambiare simbolod el partito, creare un portavoce federale e un coordinatore nazionale, creare una formazione trasversale che guardi all ecologia, alla laicità e ad alcune riforme sociali, facendo un’alleanza con i radicali per un partito stile bundnis-grunen tedeschi, cioè alleanza tra ecologisti e movimento per i diritti civili.
senza questa opzione, che potrebbe nascere anche perchè pannella vorrebbe aprire un canale di dibattito in merito, i verdi spariranno, o definitivamente, o nella sinistra come piccola corrente.
io comunque stavolta ho votato lista bonino-pannella, i radicali sono stati quelli piu’ convincenti. mi dispiace solo per gente come monica frassoni, che nella mia ciscorscrizione per altro non c’erano.
marco said:
E’ vero che questa lista era poco nota, ed e’ vero che la creazione di una lista di ‘’sinistra” e’ necessaria. Il cantiere e’ aperto e si va avanti. Coraggio.
tiziana said:
Sono daccordo con Rigitans’! E aggiungo che sono veramente offesa che invece di fare autocritica si dia la colpa alla nostra cultura mediterranea, che invece trovo portatrice di molti valori ecologisti profondi e attuali, se poi le speculazioni hanno modificato o distrutto il tessuto di diverse zone questa è un’altra storia e in certi casi gli amministratori verdi sono stati in silenzio o o hanno preso delle posizioni molto molto discutibili (qualora ce ne fosse stata la possibilità). Credo che l’autocritica sia necessaria e anche ecologista per la sopravvivenza di un pensiero che si vorrebbe sopraffatto da varie culture geneticamente modificate per gli interessi del momento, io ho dato per la PRIMA VOLTA solo uno dei miei due voti ai verdi e l’ho dato turandomi il naso!!!!!
salvatore said:
Cara M.G. Francescato, approfitto di questo spazio per commentare anche io i recentissimi e deludenti risultati delle elezioni di domenica scorsa.
Come mi piace dire, avendo una mentalità di tipo anglo-sassone, non è opportuno dilungarsi per cui, dopo avere premesso di esere un elettore storico dei Verdi e di vivere a Catania, passo subito al dunque. Brevemente e schematicamente:
1) Il risultato di Sinistra e Libertà non è stato catastrofico, ma rimane deludente proprio perché ininfluente causa l’iniquo sbarramento.
2) All’interno della coalizione, rimane quasi impossibile stimare il contributo effettivo dei voti Verdi; io, molto ottimisticamente, azzarderei un 1% nazionale; va detto che, di sicuro, in vastissime aree del Paese i Verdi sono proprio scomparsi, come ad esempio nel Sud ed in particolare a Catania, dove io stesso mesi fa li cercai senza trovarli.
3) L’Europa, Francia in testa, viaggia ovviamente su velocità diverse ed in controtendenza; concordo con A. Bonelli sul fatto che una vera rinascita dei Verdi debba avvenire senza alcuna “diluizione” in altri partiti; concordo anche, ovviamente, con chi prefigura un percorso alla Bendit. Non dimentichiamo però che in Italia ed in particolare nelle zone come il Sud dove i Verdi sono scomparsi, il deficit culturale specifico sulle tematiche ecologiste è tanto abissale quanto sconsolante!!
4) Molti politici, tra cui sicuramente gli esponenti di primo piano dei Verdi, ignorano la vera realtà del Sud: qui per le nostre strade, non è raro vedere la gente abbassarsi i pantaloni e fare i propri bisogni per strada; la spazzatura più che differenziarla si preferisce buttarla in strada con i sacchetti direttamente dai balconi; intere periferie, con decine di migliaia di abitanti, vivono in quartieri ridotti a discariche abusive, vere fogne a cielo aperto.
5) La questione ambientale, la lotta all’inquinamento (senza sottovalutare quello acustico), il tema dell’ecologia e le loro interconnessioni, tanto evidenti quanto drammatiche, con il diritto alla salute rimangono presso l’opinione pubblica lettera morta. Presto a Messina e Catania scoppieranno disastri ambientali parallei a quelli già conclamati di Palermo e Napoli, con il probabile aggravio del rischio epidemie causa la caldissima stagione estiva alle porte; intanto a Priolo, Melilli, Augusta, Gela e Milazzo i bambini e le persone continuano ad ammalarsi e morire a frotte. Come si diceva il deficit culturale rispetto alle aree dove cresce il consenso dei movimenti ecologisti francofoni e nord-europei è abissale.
6) Pur in questo disastro generalizzato, rimane attuale l’idea di una rinascita dei Verdi, sia pure sul lunghissimo periodo; la mia convinzione è che, soprattutto al Sud, si debba partire dalla base, dal minimo: la diffusione della raccolta differenziata da effettuarsi con la massima efficienza e trasparenza di modalità e risultati.
Saluti.
Ing. S. Cacciola
Fabio Re said:
Noto che dai verdi francesi anche dalle seu ultime dichiarazioni prive di coraggio e un minimo di grinta politica. Da quei verdi vincenti e coerenti, non impariamo proprio nulla e allora meritiamo proprio di vivere nell subalternità e nell’anonimato culturale e politico di minestroni sinistroidi governativisti (assetati solo di poltroncine di terza categoria e piccoli poteri individuali per i big di partito). Cartelli elettorali che come nell’era del suo predecessore governista Pecoraro Scanio (ora in convento nella sua Università Verde in attesa di riciclo), puntualmente ci schiacciano ci fanno rinunciare a ideali e valori fondanti, ci annullano e poi si suicidano da soli portandoci nel loro baratro. Bene, la pigrizia della mozione Fundarò ha vinto e i verdi muoiono per mano di coloro che si ostinano a curare i sintomi e non le malattie. E allora via, aggreghiamoci, impastiamoci, sciogliamoci in SeL, chissà se poi il PD (e gli Ecodem) avranno compassione o voglia di ritornare a farci l’elemosina vedendoci nella nuova veste moderata. Era proprio lei portavoce che accusava l’ambientalismo del (af)fare e ora si accoda alla politica del “facile che primeggia sul giusto” dei vari Rutelli-Realacci-Ronchi fino a Pecoraro Scanio. Perchè volevate proprio distruggerlo questo partito? Ci state riuscendo sempre di più, ma siete talmente abili nel mascherare le vostre sconfitte che ancora i verdi italiani (i pochi superstiti) non lo abbiano capito. Alcuni votano Di Pietro (Andrea Zanoni), altri i radicali, i verdi veri si sono estinti in una diaspora letale per loro stessa scelta. Noi abbiamo rinunciato a ciò che dava loro un senso: la loro etica, moralità, combattività e diversità, ovvero un’autonomia culturale, ideologica e politica morta purtroppo insieme a Langer. E come può dire che la perdita di credibilità è immotivata dopo i voti pro-missione in Afghanistan, la mancata richiesta di assunzione della nomina a commissario straodinario per i rifiuti in Campania di Pecoraro Scanio durante il governo Prodi, le connivenze con giunte locali colevoli di ogni tipo di scempio ambientale possibile ed immaginabile, l’assenza totale dal territorio dalla gente dai problemi, dalle lotte delle associazioni ambientaliste e dai comitati locali, i voti pro-inceneritori e pro-tutto quello che avviene nelle giunte di sisnistra (per non disturbare troppo il capo) ed infine la rinuncia all’identità (se pur di facciata) ambientalista ed ecologista pura. Unire le ragioni dell’ambiente e del lavoro per tramutarle in una scaramuccia di potere interno ai comunisti fra vendola e ferrero. Basta! Rivoluzione verde!
Lasciatecelo questo partito datelo a noi ambientalisti giovani e freschi di quell’attivismo che voi avete perso nei palazzi della politica! Se aveste almeno ottenuto quello che volevate…ma neppure quello, chi vi ha ammaliato all’inizio con poltroncine comode, vi ha scaricato e ora i vostri errori li paghiamo tutti. E se errare è umano, perseverare è diabolico.
Non penso che anche se ci lasciaste il partito, potremmo tornare ad essere incisivi da domani, ci vorranno anni, forse più di 4 per tornare ad essere la voce degli ambientalisti italiani tutti, ma questa è l’unica strada, quella giusta, non la più facile come voi vi ostinate a scegliere continuando per’altro a perdere.
Ce lo lasci questo partito, signora portavoce, non ci costringa a fondarne un altro sulle ceneri di questo ormai al crepuscolo. Ce lo lasci quel sole che ride prima che sia troppo tardi!
Massimo Casadei said:
Riporto quel che ho scritto ai Verdi di Forlì, la mia città:
Cari amici Verdi,
Non è con piacere che scrivo queste righe (forse politically incorrect, visto anche il mio disimpegno dalla vita di partito in questi anni), abbiate però la pazienza di leggerle, almeno come contraccambio per le centinaia di mails che mi sono arrivate negli ultimi mesi.
Queste elezioni hanno purtroppo confermato quello che era già evidente l’anno scorso e cioè che come i dinosauri dopo 70 milioni di anni anche noi, in tempi molto più rapidi, ci siamo estinti.
Non lo volevamo ammettere, e come quel personaggio di non so più quale opera letteraria che seppur morto credeva di essere vivo e continuava a fare le cose di sempre, da nessuno notate proprio perché lui era morto, anche noi abbiamo proseguito per un anno a muoverci nel mondo dei vivi, nel disinteresse generale. Ma la vera tragedia non è la nostra scomparsa come partito, bensì il disinteresse che in questo sventurato Bel Paese si ha verso le questioni ambientali, come se fossero cose di cui si possa fare a meno.
Nel resto dell’Europa i Verdi ottengono il 10-16% dei voti e lottando per la salvaguardia dell’ambiente sostengono al più alto livello il primato dell’interesse pubblico sul privato, bilanciando in modo innovativo la diminuzione dei partiti della sinistra tradizionale. In Italia invece, dove l’abusivismo edilizio è ignorato o incoraggiato, il consumo autorizzato del territorio enorme rispetto alla Germania o all’Inghilterra, dove i rifiuti si accumulano in discariche improvvisate, mentre quelli tossici vengono impastati coi terreni su cui coltiviamo ciò che mangiamo, dove il sole anziché i pannelli solari riscalda solo le tegole e i tetti di cemento dei capannoni industriali che divorano le nostre campagne, pochi si curano del bene pubblico: quel che è fuori dall’uscio di casa è res nullius (un n’è d’inciò). Dunque dobbiamo sparire.
Oppure dobbiamo lavorare diversamente, rendendoci conto -sia noi che gli altri microbi della sinistra- che i tempi per una rinascita sono lunghi, che non è più possibile coltivare la nostra separata diversità, è necessario venire a patti coi forti e trovare spazi e collaborazioni all’interno del P.D. l’unica compagine politica grande abbastanza per opporsi con una certa (anche se finora scarsa) efficacia allo sfascio generale, al servilismo verso i potenti, alla corruzione delle menti operata dalla televisione e dal consumismo.
E’ deprimente vedere come tanti in questa nostra Italia, dietro la parola “Libertà” cerchino solo chi li liberi dalla fatica di usare il proprio cervello dicendogli cosa devono pensare, fare, sperare. La democrazia muore, la Repubblica finisce quando i cittadini smettono di essere tali e si fanno sudditi, quando ricercano solo l’interesse privato e la protezione del potente di turno, come una volta il popolino sottomesso chiedeva la grazia a Sant’Antonio. Mala tempora… bisogna ripararsi.
Oltre vent’anni fa quando nascemmo come partito dicevamo di essere un “partito biodegradabile”, pronto a sparire quando sarebbe stato necessario o non fossimo serviti più. Credo che il momento sia giunto, non ha più senso disperdere le forze in sigle senza possibilità di ottenere nulla. Portiamo altrove le nostre idee e le nostre energie: sono le idee che contano e non i simboli, per quanto ci possiamo essere affezionati.
Massimo Casadei, bischero, quarto fra i votati dei Verdi alle comunali di Forlì con dieci (!) preferenze.
gianluigi said:
ono pienamente d’accordo con “Rigitans” i verdi devono esser VERDI e basta , creare le alleanze con le associazioni ambientaliste . Il “cantiere” è nato solo per cercare di superare la soglia del 4% e basta . e come ogni aggregazione i verdi perdono consenso.
Grazia Francescato , visti i pessimi risultati dovrebbe dare le dimissioni al prossimo congresso , come fece Pecoraro Scanio, e si dovrebbe creare una nuova identità dei VERDI in collegamento con i Verdi europei di Francia, Germania, olanda e Belgio.
martinique said:
sono esterrefatto dalle parole di grazia francescato: come si fa a chiamare il 3,1% un risultato ottimo? come si fa a paragonare SL a Europe Ecologie? come si fa a trarre la conseguenza che la via maestra è quella di andare avanti con questo cantiere? mamma mia: i verdi italiani stanno scomparendo dalla mappa politica!!! zero identità, zero autonomia, zero visibilità! sostenere “quasi 1 milione” elettori ha votato il progetto politico (in cui credere…) è assolutamente fuorviante: ha votato nonostante questo pasticcio per amore per i verdi! pur spiacente che rigitans’ non abbia votato l’alleanza elettorale che comprendeva i verdi ne condivido le vie d’uscita: ripartire ex novo, da verdi radicali che eravamo, forse con i radicali, forse senza, ma di certo non subalterni e mescolati ad una sinistra comunque sia la morfologia di quest’unione!
Federico said:
Se il 3,1% è un risultato ottimo,vorrei tornare indietro a quando i Verdi avevano il 2%.
Rimango deluso d questi cartelli elettorali che hanno come unico fine il superamento del quorum.
Voglio i Verdi autonomi,così come lo sono in tutta europa!
Ripartire da zero,dal territorio,dalle amministrazioni provinciali e comunali,dai giovani!
Nella mia provincia i Verdi sono letteralmente scomparsi.
Se Sl ha preso al sud 6% lo si deve a Vendola non ai Verdi!In tutta italia raramente si è superaro il 4% parlo anche delle provinciali.
Laddove i Verdi si sono presentato da soli non ne è stato elerro nessuno,anche Sl alle provinciali è stato un flop!
Non dimentichiamo che sono ben 4 i partiti che ne fanno parte!
Non mi sono mai piaciuti i partiti fondati su un nome e Sl è propio quello.
Serve un partito verde,così come in germania,francia e nl resto d’europa,un partito verde e basta!
Partiamo dai comuni,dalle provincie,dalle regioni e poi arriviamo nelle istituzioni centrali,è impensabile un partito presente solo in parlamento(vecchi tempi),preferisco un partito presente sul territorio.
Basta cartelli elettorali,servono i Verdi.Solo i Verdi.
tiziana said:
Sono d’accordo con Rigitans, con Gianluigi , con Martinique, e volevo chiarire che ho sempre votato Verdi fin dalla nascita del partito e solo questa volta ho deviato uno dei miei voti e mi sono turata il naso per dare quello a una lista provinciale verde, non per la persona candidata, ma per la storia degli amministratori verdi nelle amministrazioni locali che hanno perso la faccia e la parola non appena dentro il palazzo. A proposito del sud mi hanno detto che in sardegna c’è una rigorosa e non fasulla raccolta differenziata, ne sapete qualcosa? Sarei inoltre meno critica con Pecoraro Scanio, che trovo sia stato un bravo ministro dell’agricoltura, e sarei più critica con gli amministratori locali. E ricordo per buon augurio che a Pistoia, città di Vannino Chiti, alle ultime comunali i verdi hanno raggiunto il 15%!!!! Yes we can!
fabrizio said:
Grande delusione per la progressiva sparizione del partito dei Verdi a cui ho aderetio fino a 8 anni fa.
Credo che sia oppurtuno un cambiamento radicale della linea.
auguri di speranza
gabriele said:
Indipendentemente dal numero dei partecipanti l’incontro dei verdi bolognesi ha
prodotto solo ulteriore disagio nei presenti.
Penso che ormai ognuno di noi non rappresenti che se stesso e diventa ridicolo
se non imbarazzante parlare di dirigenti ed iscritti.
Di fatto i verdi non sono più un partito, il paese ne può farne a meno, le
istituzioni pubbliche non hanno più bisogno del nostro sostegno, altri partiti
sostengono più o meno in buona fede il nostro patrimonio di idee ambientaliste
ed i cittadini hanno altri problemi a cui pensare che alla rinascita dei verdi
stessi.
Premesso questo, ognuno di noi ha la propria verità in merito alle cause di
questo suicidio politico.
La mia opinabilissima verità è quella di pensare che i vertici di questo ex
partito non abbiano mai creduto a pieno nei valori insiti del pensiero verde e
di conseguenza ogni atto era soggetto più a riscontri di ambizione personale che
risultati collettivi.
Non c’è mai stata forza propria nel sostenere queste idee, se non in alcuni e
disperati casi delegati a qualche singolo eroe o genio dell’ambientalismo locale.
Nel terrore di “disturbare qualcuno”, anche nelle iniziative promosse
direttamente dai verdi in qualche modo ci si è sempre nascosti o sfumati con
questa o quella associazione o partito, mi riferisco in particolare al nazionale
che di fatto rarissimamente ha speso la faccia nei media e meno che meno per questa sorta di evocazione partigiana come sinistra e libertà.
Il fatto stesso che ad ogni appuntamento elettorale si siano inventate
improbabili alleanze, il fatto stesso che in questa ultima tornata ci si è
anche superati inventando addirittura un nuovo partito, …nuovo si fa per dire,
cito le europee dove il simbolo dei verdi ne scimmiottava altri tre o quattro
molto simili e datati nel testo e nella grafica.
A questo proposito la dice lunga l’unica presenza televisiva di questa ennesima
“cosa ” e cioè Bobo Craxi.
Questi non sono errori, sono una volontà precisa di portare i verdi allo
scioglimento.
Molti d voi hanno esperienze politiche ben più ferrate che le mie e sanno bene
di cosa parlo anche quando mi riferisco alle realtà locali, dove i due partiti
maggioritari hanno “chiuso i rubinetti” e di conseguenza nessun partito minore
o quasi potrà più godere di “regalie elettorali” per entrare in consiglio
comunale con il risultato che giustamente ognuno si deve guadagnare i propri sul
campo.
Penso che molti di voi concordino con me che il problema non è la nostra
collocazione politica, ma i nostri contenuti, se questi sono di cartapesta atta
a sfilare come carri mascherati, oppure hanno quella sostanza in grado di
generare cause per cui spenderci pubblicamente e finalmente comunicare per dire
chi siamo cosa vogliamo e dove vogliamo andare a parare.
In poche parole la gente non è cretina e lo sta dimostrando mollando la
“zavorra” e da queste parti si pensa a due possibilità, una che questo partito è
stato gestito con una volontà precisa verso uno scioglimento dello stesso,
oppure da persone abbienti ( ma di sinistra) che non hanno di meglio da fare per
vincere l’ozio che li attanaglia.
Gabriele
fabrizio '82 said:
Quello che non capisco e perchè bisogna mascherare in questo modo la realtà! I verdi non esistono più in Italia e contano molto invece in Nord Europa. Perchè? Credo che la politica di dire sempre no ci abbia pian piano ucciso! Esempio lampante? Ho dei cugini che vivono in Francia vicino a Marsiglia sono cacciatori e votano per il partito dei Verdi! Quando mi hanno raccontato questo sono rimasto sbalordito. A un certo punto mi hanno anche detto che in Francia tutti i cacciatori che sono quasi 2 milioni votano quasi tutti per il partito dei Verdi. Dentro di me ho incominciato a capire il perchè succede questo e ho incominciato a capire perchè siamo così pochi! La nostra e come dicono tanti solo un’ideoligia verde e rossa! In Europa i Verdi cercano il bene dell’ambiente non il bene dei vari wwf e c. .