Dove eravate il 20 luglio del 1969 quando gli astronauti hanno conquistato la luna?
Ve lo chiedo perché il mio è un ricordo assolutamente particolare: infatti ero proprio a Houston, ovvero al posto giusto al momento giusto!
Nel 1965 mia sorella Donata ha pensato bene di sposare un vero texano di nome Bill, naturalmente alto 1,98 cm, biondo e occhi azzurri che si presentò a chiederla in moglie con un cappello da cowboy e stivali, tra l’entusiasmo degli abitanti del paesino di Oleggio Castello dove noi siamo cresciute.
Nel febbraio del 1969, dopo essermi laureata in Lingue e Letterature Straniere (l’anno precedente era il mitico 1968 e avevo naturalmente fatto parte del più celebre movimento studentesco), sono partita per il Texas per raggiungere mia sorella Donata che abitava con il marito a Houston.
Dato che il mio sogno era fare la giornalista mi sono presentata al Houston Chronicle offrendomi come aspirante cronista . “Let’s try!” mi ha detto col tipico pragmatismo americano il caporedattore: e mi affidò articoli più o meno importanti.
Quando si sparse la notizia dell’atterraggio lunare, mi venne chiesto di redigere un articolo relativo alle impressioni che un simile evento storico poteva suscitare in un piccolo paesino italiano. Io naturalmente non me lo feci ripetere due volte e avendo sottomano proprio il mio, scrissi ai miei compaesani, dal falegname al lattaio, dagli zii ai cugini, per chiedere la loro opinione in merito.
Non esisteva nessun tipo di e-mail o di sms, ma solo lettere e qualche rarissima telefonata visti i costi proibitivi che avevano allora. Con mio grande orgoglio l’articolo trovò spazio nelle pagine dello Houston Chronicle.
Al seguito di alcuni giornalisti riuscì anche a frequentare l’area riservata alla stampa e seguì in diretta l’evento.
Una piccola delusione ci fu quando esibirono i reperti lunari come prova dello sbarco: fui tra le poche centinaia di persone che lo poterono vedere. Purtroppo si trattava di normalissime pietre grigie, davvero per niente sexy. Quando le vidi pensai subito al mio poeta preferito Giacomo Leopardi e decisi che, come spesso accade, l’immaginario è più affascinante della realtà.
E dunque per ricordare lo sbarco sulla luna come si fa con i lieti eventi, quale miglior modo se non il recitare i primi versi del “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”:
“Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
silenziosa luna?”
Buoni ricordi a tutt*.
Grazia.